Polizze assicurative contro le catastrofi naturali (CAT NAT): a un anno dall'avvio, a che punto è il mercato italiano?

Polizze assicurative contro le catastrofi naturali (CAT NAT)

A poco più di un anno dall'introduzione dell'obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali, il mercato italiano delle polizze CAT NAT è entrato in una nuova fase. Tale obbligo ha rappresentato un passaggio significativo, non solo per il sistema assicurativo, ma anche per le dinamiche tra imprese, intermediari e compagnie di assicurazione.

Il primo dato rilevante, emerso dal monitoraggio condotto dall'IVASS (l'autorità di vigilanza sulle assicurazioni), riguarda la diffusione delle coperture CAT NAT. Alla fine di aprile 2026, risultavano in vigore circa 700.000 polizze, a fronte di un mercato potenziale stimato in circa 4,5 milioni di imprese. Se da un lato questo numero testimonia una crescita significativa, dall'altro evidenzia ampi margini per un'ulteriore penetrazione nel mercato.La propensione a stipulare una copertura non è uniforme tra le imprese: le aziende di medie e grandi dimensioni presentano tassi di copertura decisamente più elevati, mentre la penetrazione rimane più contenuta tra le piccole e medie imprese e, più in generale, tra le realtà imprenditoriali di minori dimensioni. Tale divario potrebbe riflettere, da un lato, una maggiore capacità di gestione del rischio da parte delle grandi imprese e, dall'altro, la complessità e i costi più elevati che le realtà più piccole devono affrontare per la valutazione e il trasferimento dei rischi.Il rispetto dell'obbligo potrebbe aver risentito anche dell'assenza di una sanzione chiara e diretta in caso di mancata stipula della polizza. Sebbene la normativa leghi l'adempimento dell'obbligo assicurativo all'accesso a determinati contributi e incentivi pubblici, la mancanza di una sanzione immediata potrebbe aver ridotto, soprattutto tra le imprese di minori dimensioni, la percezione dell'urgenza di mettersi in regola. Dall'adempimento dell'obbligo alla gestione del rischioIl primo anno di applicazione ha dimostrato che le polizze CAT NAT non dovrebbero essere considerate semplicemente come un ulteriore obbligo assicurativo.La normativa ha introdotto coperture minime per eventi quali terremoti, alluvioni e frane; tuttavia, il mercato si è rapidamente evoluto oltre tali requisiti di base. Le compagnie assicurative hanno iniziato a proporre garanzie aggiuntive, estensioni di copertura e, in alcuni casi, anticipi sugli indennizzi per far fronte alle necessità immediate a seguito di un evento catastrofale.Ciò evidenzia una tendenza significativa: l'assicurazione CAT NAT sta evolvendo, passando da mero strumento di conformità normativa a componente di un più ampio programma di protezione del patrimonio e di continuità operativa aziendale. Prezzi e condizioni: non esiste una tariffa CAT NAT univocaUn altro elemento chiave emerso dal monitoraggio dell'IVASS è la significativa variabilità dei premi.La determinazione del prezzo dipende da diversi fattori, tra cui la localizzazione geografica del rischio, il valore e le caratteristiche dei beni assicurati, nonché le clausole, le condizioni e le esclusioni previste dalla polizza. Per questo motivo, un confronto basato esclusivamente sul premio non consente una valutazione adeguata della qualità e dell'effettiva ampiezza della copertura.La conseguenza è chiara: nel mercato CAT NAT, la capacità di analizzare il testo contrattuale e la struttura complessiva della copertura è importante tanto quanto, se non più, del prezzo stesso. Sfide ancora aperteA un anno dall'introduzione dell'obbligo, permangono tuttavia diversi ambiti in cui il mercato è chiamato a evolversi.Tra questi figurano la corretta determinazione dei valori assicurabili, una maggiore chiarezza in merito alle esclusioni e la gestione delle conseguenze economiche di un evento catastrofale. È inoltre necessario sviluppare una più solida cultura della prevenzione: la copertura assicurativa, infatti, rappresenta solo uno degli strumenti attraverso i quali un'impresa può rafforzare la propria resilienza. Una nuova fase per imprese e brokerIl primo anno ha permesso al mercato italiano di compiere un importante passo avanti, che non può però essere considerato un punto di arrivo.La vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare l'obbligo CAT NAT in una più ampia cultura di gestione del rischio. Per le imprese, ciò significa comprendere che stipulare un'assicurazione non equivale semplicemente a ottemperare a un obbligo di legge, bensì a tutelare la propria capacità produttiva e la continuità operativa.Per gli intermediari, e in particolare per i broker, questo comporta un ruolo di consulenza che va ben oltre la mera richiesta di un preventivo: si tratta di analizzare le esposizioni geografiche e patrimoniali, individuare i valori assicurabili più idonei, verificare che franchigie e sottolimiti siano conformi ai requisiti normativi, valutare le estensioni di copertura e definire una soluzione coerente con il profilo di rischio dell'azienda.Trascorso il primo anno, la domanda non è più semplicemente: "L'azienda possiede una polizza CAT NAT?", bensì: "La polizza sottoscritta è effettivamente adeguata al rischio che si intende trasferire?".È probabilmente questo passaggio – dalla mera conformità normativa a una gestione consapevole del rischio – a delineare la prossima fase dell'evoluzione del mercato assicurativo CAT NAT in Italia.

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